Cookie Policy Antiracket e Antiusura: i benefici economici e il (possibile) rilancio imprenditoriale tra passato, presente e futuro - baccarato.org

Antiracket e Antiusura: i benefici economici e il (possibile) rilancio imprenditoriale tra passato, presente e futuro

Recentemente presentata la pubblicazione Il Fondo di Solidarietà per le vittime di estorsione e usura: uno studio (Milano 2021, pp. 78), realizzata dal Centro Baffi Carefin (Centre for Applied Research on International Markets, Banking, Finance and Regulation) dell’Università  Commerciale Luigi Bocconi, in base all’Accordo di collaborazione, siglato l’11 ottobre 2018, con l’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative Antiracket e Antiusura e la Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici). Il gruppo di ricerca, composto da Michele Polo, Giacomo Rapella, Matteo Vasca, diretto dalla prof.ssa Eleonora Montani del Dipartimento di Studi giuridici dello stesso Ateneo, ha costruito una banca-dati centrata sulle caratteristiche degli operatori economici e parallelamente ha svolto, nel rispetto della riservatezza, interviste in profondità, in modo da dare spazio e analizzare le esperienze narrate. Lo studio si è peraltro interrogato sull’efficacia del Fondo nel reinserimento nell’economia legale delle imprese (precedentemente danneggiate dalle estorsioni e dall’usura), dopo la denuncia e successivamente al raggiungimento dei benefici economici normativamente previsti, se accolti in seguito alla presentazione dell’istanza e alla definizione dell’istruttoria

La ricerca-pilota del Centro Baffi-Carefin scandaglia le carte e le trame narrative dei casi trattati dal Fondo per le vittime del racket e dell’usura (pur chiarendo di aver selezionato un campione che non può considerarsi rappresentativo di tutti i casi), per osservare i fenomeni criminali sottostanti e le buone pratiche, quelle esperienze imprenditoriali che, dopo la denuncia, sono state “abbracciate” da reti sociali confermanti, con un riflesso ottimale in termini di aumento del fatturato. Parallelamente, non si può tacere su casi opposti che, purtroppo, sono stati isolati umanamente ed economicamente dopo la denuncia di usura o di estorsioni. Ma è anche nella consapevolezza delle pratiche da rafforzare che la pubblicazione realizzata dal gruppo di ricerca, diretto dalla prof.ssa Eleonora Montani, rappresenta un significativo apporto prospettico. Non basta affermare che la denuncia tira fuori da un giogo dannoso per sé e per le attività imprenditoriali. Occorre lavorare sull’efficacia dei sostegni economici. Molti operatori economici, al momento della denuncia, ignorano l’esistenza del Fondo di Solidarietà (e quindi la possibilità di ottenere benefici economici). Solo dopo aver denunciato le richieste estorsive o l’“escalation” di interessi usurari iniziano a orientarsi. Spesso, sono le Forze dell’ordine o le Associazioni Antiusura e Antiracket a parlarne per la prima volta.
Dietro i numeri esigui delle istanze presentate al Fondo c’è una realtà sommersa
Il punto di partenza della ricerca è rappresentato dall’individuazione dei richiedenti i benefici economici al Fondo di Solidarietà per le vittime di estorsione e usura, attraverso lo spoglio degli archivi commissariali cartacei e digitali e l’«estrazione casuale del campione statisticamente significativo», pari al 5% degli istanti. Il presupposto per la presentazione dell’istanza al Fondo è la denuncia. Chi non supera il travaglio che porta alla scelta di denunciare, non può richiedere benefici economici al Fondo. Dal 1999 al 2020, la ricerca registra il 19% di casi di usura criminale, il 40,5 % di casi di estorsione e di usura bancaria (occorre tenere presente che di fronte all’usura bancaria il Fondo tende a non intervenire). Nelle estorsioni, le concentrazioni dei reati risultano territorialmente più frequenti in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Invece per l’usura l’ordine dell’impennata riguarda la Campania, seguita da Puglia, Sicilia e Calabria. Quanto alla ripartizione settoriale, la concessione dei benefici economici spicca nelle coltivazioni e produzioni di animali (15%), commercio al dettaglio (15,2%), costruzioni di edifici (14,5%), servizi di ristorazione (13,8%), commercio e riparazioni di automobili e moto (9%). A proposito delle istanze presentate, dal 2000 al 2020, i dati emersi evidenziano una contrazione nel 2013 e invece, a partire dal 2017, un aumento dei decreti emessi dal Comitato per le vittime di estorsione e di usura (decisioni prese in seguito alle proposte delle Prefetture competenti, attraverso la valutazione del cd. Minipool). Secondo lo studio del Centro Baffi Carefin della Bocconi, il picco segnalato è direttamente attribuibile alla digitalizzazione procedurale (attiva dal 2016 con il portale Sana e che verrà implementata ulteriormente attraverso il sistema Step entro la fine del 2021). I dati appaiono di enorme interesse. Ma quel che conta di più è l’esiguità delle istanze al Fondo per ottenere elargizioni (nei casi di estorsione) e mutui decennali senza interessi (nei casi di usura). Occorre però saper interpretare i numeri scarsi delle richieste di benefici economici, che non denotano un assottigliarsi dei fenomeni di usura ed estorsioni nei territori. Essi purtroppo nascondono «una realtà ben più diffusa» che, spesso, resta sommersa.
Il filo delle esperienze, tra linearità oggettiva e discrepanze ricostruttive di percorsi altamente traumatici
Il cuore esperienziale della ricerca è racchiuso nelle 12 interviste in profondità (otto casi di estorsione, uno di usura e tre casi di intreccio di entrambi i reati), condotte secondo un modello semi-strutturato, per cogliere la «percezione dell’imprenditore in ordine all’efficacia dell’intervento del Fondo». Il gruppo di lavoro, diretto dalla prof.ssa Eleonora Montani, è ricorso a molteplici fuochi d’indagine: caratteristiche delle attività imprenditoriali precedentemente ai fatti estorsivi e usurari, contestualizzazione ambientale, ricostruzione dei reati e reazioni alla denuncia da parte delle reti amicali e familiari, percorso di accesso al Fondo e grado di soddisfazione soggettiva, reimpiego delle somme ottenute e analisi delle attività svolte dalle imprese uscite dalle estorsioni e dall’usura. Gli imprenditori sono stati selezionati dal gruppo di ricerca per rappresentare l’intera penisola (un caso nel Centro-Nord, sei nel Sud e cinque nelle isole), «senza distinzione di genere», con la finalità di illustrare le buone pratiche (non di mappatura), in accordo con l’Ufficio del Commissario Straordinario Antiracket e Antiusura, la Fai (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane), Sos-Impresa-Rete per la Legalità e Addiopizzo. A volte, l’ascolto ha rivelato una non coincidenza tra i fascicoli e le narrazioni delle esperienze vissute in prima persona. Confusioni, dispercezioni, vuoti di linearità che la ricerca annota con delicatezza. E sulla soglia delle discrepanze ricostruttive delle esperienze sorge una domanda: di fronte ai percorsi traumatici, attraversati quando si soggiace a estorsioni e a usura criminale, può esserci linearità narrativa?
Estorsioni, usura, i casi di intreccio tra estorsione e usura
Il quadro diventa composito e doppiamente dannoso quando i due reati coesistono. Nell’8% dei casi, evidenzia la ricerca, le realtà imprenditoriali sono sottoposte a una «doppia pressione»: certe richieste estorsive inducono a rivolgersi agli usurai, così il carico oppressivo, iniziato con il pizzo, si complica intrecciandosi alle soggezioni usurarie. Imprenditori intrappolati in una serie di imposizioni estorsive che durano molto tempo (fino a 18 anni). Così riferisce la ricerca-pilota dell’Università Bocconi che evidenzia importi esigui di pizzo che, per alcuni operatori economici, sono addirittura sopportati come una sorta di “costi fissi” aziendali. Accanto alle cifre minime, vi sono anche richieste estorsive consistenti, fino al 5-10% del valore degli appalti. Ai primi pagamenti mancati seguono una serie di intimidazioni: dalla colla inserita nella serratura ai vetri infranti delle vetrine di negozi. Le conseguenze psico-fisiche delle estorsioni sono descritte in modo eccessivamente stringato dalle Commissioni mediche ospedaliere, sottolinea il gruppo di ricerca del Centro Baffi-Carefin. Una volta ottenuto il beneficio economico dal Fondo, la ripresa imprenditoriale decolla? Per i soggetti danneggiati dalle estorsioni, l’elargizione rappresenta una liquidità da reimpiegare in modo mirato per attuare la nuova prospettiva imprenditoriale e, al contempo, il riconoscimento simbolico appare in grado di non far mancare una rete di supporto per il rilancio dell’attività nell’economia legale. La stessa possibilità di svolta imprenditoriale si rivela invece molto più difficile per gli usurati che, nei casi di accoglimento dell’istanza al Fondo di Solidarietà, possono accedere a un mutuo decennale senza interessi. Tuttavia il mutuo – sottolinea la ricerca dell’Università Bocconi – «non viene usato per fare impresa». Insomma, non favorisce la ripresa economica.
Strumenti da ripensare
In una prospettiva di politica del diritto, la ricerca delinea e auspica un «duplice binario di sostegno economico», uno destinato alle imprese in grado di risollevarsi e rilanciare il proprio progetto imprenditoriale rinato; l’altro esclusivamente risarcitorio per le attività economiche che, dopo essere state colpite da estorsioni o usura, non intendono proseguire il loro disegno imprenditoriale sgretolato. Come già riferito, nei casi di usura, il piano di restituzione concordato delle rate del mutuo (che grava come un macigno sul percorso di quanti escono dall’usura) è da ripensare dal punto di vista dell’efficacia operativa, perché le attività imprenditoriali difficilmente riescono a rimettersi in piedi. Al contempo, come proposto da più parti, in una prospettiva di riforma, il mutuo nei casi di usura sarebbe uno strumento da ampliare (attualmente è destinato esclusivamente ai soggetti economici usciti dall’usura, non alle persone).

Francesca Melania Monizzi

 

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La pubblicazione Il Fondo di Solidarietà per le vittime di estorsione e usura: uno studio (Centro Baffi Carefin dell’Università Bocconi, Milano 2021, pp. 78) è stata realizzata dal gruppo di ricerca composto da Michele Polo, Giacomo Rapella, Matteo Vasca ed è stata diretta dalla prof.ssa Eleonora Montani | Il testo della ricerca è on-line:

https://www.interno.gov.it/it/notizie/antiracket-e-antiusura-studio-bocconi-sul-fondo-solidarieta