Cookie Policy La strada della dignità imprenditoriale - baccarato.org

La strada della dignità imprenditoriale

Libero Grassi, assassinato in Via Alfieri, a Palermo, 30 anni fa, il 29 agosto 1991, da Cosa Nostra, era al timone di un’azienda tessile solida. La sua ribellione alle richieste estorsive costituisce uno dei fondamenti insostituibili per la storia italiana Antiracket     

«Non mi piace pagare», dice Libero Grassi a Michele Santoro, durante Samarcanda dell’11 aprile 1991. Sottostare alle richieste estorsive comporta una rinuncia alla «dignità» imprenditoriale. Risuona così il sussulto coscienziale di Grassi, affiorato nella puntata di Samarcanda, ormai diventata un frammento, ineludibile per la storia Antiracket del Paese, che può essere ascoltato e riascoltato on-line su Youtube e altri canali di diffusione telematica. Un esempio autentico di dignità civica e imprenditoriale: Libero Grassi (Catania 1924-Palermo 1991), al timone della Sigma, florida azienda tessile palermitana, allora in grado di dare lavoro a un centinaio di persone e di esportare nel resto del mondo i suoi prodotti, viene assassinato. Colpito alla schiena da Cosa Nostra, in una mattinata feroce.
Dalla lettera di Libero Grassi al “caro estortore”, pubblicata dal Giornale di Sicilia, alla sua partecipazione a Samarcanda
A distanza di 30 anni dal 29 agosto 1991, la fermezza di Grassi di fronte alle intimidazioni mafiose apre la strada della ribellione al pizzo, a quella punta di barba che fa sì che i mafiosi s’insinuino metaforicamente nel piatto altrui, pretendendo di ottenere vantaggi ingiusti. Da gennaio ad agosto del 1991, l’imprenditore tessile non china mai la testa. Al contrario, cerca di mettere nero su bianco la sua scelta di non pagare il pizzo. Esattamente il 10 gennaio 1991, il Giornale di Sicilia pubblica la Lettera al “caro estortore” che rende esplicita la decisione di Grassi di non subire richieste estorsive, nel corpo dell’articolo «Non ho paura e non pago il pizzo», a firma di Francesco Foresta (che si può stampare e leggere nella versione originale sul sito di Addiopizzo, Organizzazione di Volontariato nata a Palermo nel 2004). Ecco uno stralcio della Lettera di Libero Grassi che è considerata una delle radici solitarie dell’Antiracket: «Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia […]. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui». Successivamente, l’11 aprile 1991, Grassi ribadisce la sua posizione al giornalista, ideatore e conduttore di Samarcanda, Michele Santoro, di fronte al quale si espone in modo netto, contro qualsiasi giustificazione dell’ossequio al pizzo determinato da necessità ambientali e contro qualsiasi scorciatoia imprenditoriale facilitata da supporti obliqui. Chi resta accanto a Libero Grassi negli ultimi otto mesi del 1991? La moglie Pina Maisano, la figlia Alice e il figlio Davide, oltre a pochi amici preziosi. Anche Confesercenti palermitana lo sostiene (la ricostruzione dei passaggi nodali degli ultimi otto mesi del 1991 è svolta in un saggio del magistrato Maurizio de Lucia, pubblicato nel 2018 sul sito della Fondazione Falcone). Però l’isolamento ambientale prevale e lo sovraespone. L’isolamento può essere definito il tratto vulnerabile di quei mesi difficili. Lasciato solo dall’Associazione degli industriali della sua città che allora non assume una posizione nitida sulle richieste estorsive. Così sottolinea anche La Repubblica del 30 agosto 1991 nel pezzo uscito il giorno dopo l’assassinio di Libero Grassi, dal titolo Un antieroe onesto e scomodo. Del resto, la provenienza di Grassi da una famiglia antifascista, il suo impegno civico e il suo amore per Palermo, nel 1962, lo portano a dire no alle clientele, a partire dall’interno del consiglio di amministrazione dell’azienda del gas; in quel frangente, per mettere a nudo una «conduttura fantasma» in un quartiere popolare della città.
Ribellarsi al pizzo, affermare percorsi di giustizia sociale
A piedi e in bicicletta, tra il 28 e il 29 giugno 2004, tredici anni dopo l’assassinio di Grassi, un piccolo gruppo riempie Palermo di adesivi con la scritta «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità». È la prima notte del gruppo che diventerà il Comitato Addiopizzo. Nasce così, tra le note di Redemption song di Bob Marley, una delle svolte più significative che raccoglie l’intensa eredità coscienziale di Libero Grassi, accolta da Pina Maisano Grassi, che riconosce i percorsi di giustizia sociale sottesi all’iniziativa. Sì, perché quel gruppetto, inizialmente, sogna di aprire un pub, per poi arretrare nel timore di richieste estorsive. Ci si rende conto di dover cambiare la realtà. Almeno un po’. Passano due mesi. Nella notte tra il 28 e il 29 agosto del 2004, per non dimenticare l’uccisione del timoniere della Sigma, il gruppo cambia lo slogan da attaccare per i ponti e le strade di Palermo: «Un intero popolo che si ribella al pizzo è un popolo Libero». Il no al pizzo si radica sempre di più e l’Organizzazione di Volontariato Addiopizzo punta al consumo critico. C’è una nota di fondo che diventa trascinante: «Pago chi non paga (il pizzo)». Un modo per dire no agli esercizi commerciali che continuano a scendere a patti con gli estorsori. Intanto, molti negozi sanno aprirsi alla ventata coscienziale di Addiopizzo, sprigionata dall’intensità trasformativa di un sogno mancato (quel pub mai aperto). Tre anni dopo, nel 2007, Libero futuro, Associazione Antiracket di commercianti e imprenditori siciliani, elabora un codice etico basato sull’impegno degli aderenti a non pagare il pizzo. Insomma, la ribellione di Libero Grassi è stata, piano piano, recepita e fatta propria dall’attivismo proteso a fare rete e a non lasciare solo chi dice no agli estorsori.
Oltre l’opacità  
Nella prospettiva di ricerca dell’onestà nei labirinti affaristici, la giornalista Antonella Mascali per raccogliere la biografia di Libero Grassi, pubblicata nel volume Lotta civile (Chiarelettere, 2009) e diffusa in Rete dal Fatto Quotidiano, incontra Pina Maisano Grassi (Palermo 1928-2016), moglie e compagna di lotte politiche e sociali dell’imprenditore ucciso da Cosa Nostra nel 1991. Mai ripiegata nella sofferenza, sempre presente contro i condizionamenti mafiosi, Pina Maisano, porta con sé i suoi studi in architettura e, nei due anni da senatrice (1992-1994), sceglie di impegnarsi nel contrasto delle ingerenze mafiose nel tessuto socio-economico: «È lì, negli appalti, la chiave di tutto», si legge nella voce dell’Enciclopedia delle donne dedicata a lei, a cura di Marcella Alletti.

Francesca Melania Monizzi

 

Approfondimenti

Video | Samarcanda: intervista a Libero Grassi (11 aprile 1991):

https://www.youtube.com/watch?v=CjYf1z5dYAI

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Il Giornale di Sicilia pubblica la Lettera al “caro estortore” il 10 gennaio 1991 (Addiopizzo | Rubrica Memoria e Impegno, 10 gennaio 2015): https://www.addiopizzo.org/index.php/il-giornale-di-sicilia-pubblica-la-lettera-al-caro-estortore/

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Maurizio de Lucia, Libero Grassi: l’eroe civile che disse no al pizzo (Fondazione Falcone, 29 agosto 2018):

https://www.fondazionefalcone.org/fatti/libero-grassi-leroe-civile-che-disse-no-al-racket/

Risorse sito-bibliografiche

Articoli e saggi

Francesco Foresta, «Non ho paura e non pago il pizzo» (Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991)

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Un antieroe onesto e scomodo (La Repubblica, 30 agosto 1991)

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Antonella Mascali, La storia di un uomo Libero (Il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2010)  

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Vittorio Mete, Calendario civile – 29 agosto 1991: l’omicidio di Libero Grassi e la nascita di Addiopizzo (Rivista di Cultura e Politica, Il Mulino, 29 agosto 2020)

Libri

Chiara Caprì con Pina Maisano Grassi, Libero. L’imprenditore che non si piegò al pizzo (Castelvecchi, 2011)

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Antonella Mascali, Lotta civile. Contro le mafie e l’illegalità (Chiarelettere, 2009)

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Marcello Ravveduto, Libero Grassi. Storia di un’eresia borghese (Feltrinelli, 2012)

Sitografia correlata

Libero Grassi nell’Enciclopedia Treccani:

https://www.treccani.it/enciclopedia/libero-grassi/

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Pina Maisano Grassi nell’Enciclopedia delle donne (a cura di Marcella Alletti):

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/pina-maisano-grassi/