Cookie Policy Istantanee di Stefano Liberti - baccarato.org

Istantanee di Stefano Liberti

Istantanee di Stefano Liberti

Terra bruciata, la raccolta di reportage narrativi di Stefano Liberti è un libro che può essere collegato al 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente (dal 1974), ma è soprattutto un volume che richiama la sensibilità della cittadinanza consapevole, in grado di controbilanciare la miopia di quanti continuano a negare le conseguenze planetarie dei cambiamenti climatici e di città sempre più esposte a fenomeni estremi. Senza dimenticare che la pandemia non è disgiunta dallo scombussolamento climatico

 Terra bruciata. Come la crisi ambientale sta cambiando l’Italia e la nostra vita (Rizzoli, Milano 2020, pp. 288) di Stefano Liberti, giornalista d’inchiesta e regista, accompagna in un viaggio “passionario” dal Nord al Sud della penisola, per ritrarre più sequenze di denunce ambientali e militanze attive, testimonianze di cocciuti amanti della lentezza e illuminate esperienze che cercano affermazioni possibili attraverso agricolture rispettose degli ecosistemi messi in pericolo dal surriscaldamento globale.

I segni visibili di un modello di sviluppo da rivedere. | I ghiacciai che si ritirano sono la manifestazione del surriscaldamento del pianeta. Pagina dopo pagina, Liberti non ci risparmia la verità a proposito del ghiacciaio che sta scomparendo, il Gran Paradiso, di fronte a Giorgio Elter, esperto di agricoltura biologica, portavoce della denuncia (correlata all’azione dell’organizzazione non governativa Protect Planet perché si tratta di un fenomeno globale) dei corpi glaciali che arretrano: «Il suo orizzonte temporale di riferimento non è il 2050 o il 2100. È il presente. Perché il cambiamento climatico sta accadendo ora e riguarda tutti noi», scrive Liberti. Un futuro senza le cime bianche, dalla Valle d’Aosta fino al passaggio francese di Chamonix, non è solo una perdita per il paesaggio alpino, ma annuncia il venir meno di disponibilità idrica per le terre e per la produzione di energia nelle centrali idroelettriche. I ghiacciai sono riserve d’acqua fossile. Proseguendo il suo viaggio nella penisola, Liberti si sofferma sul Po, quel “gigante abbandonato”, che rappresenta la cartina al tornasole dei cambiamenti climatici, per le frequenti secche estive miste alle piene. Il punto, secondo lo sguardo anti-estrattivista del film-maker d’inchiesta, è non rimuovere ciò che sta accadendo, giorno dopo giorno; non demordere, aprendosi alle piccole grandi rivoluzioni. Un esempio? Le buone pratiche: VenTo, progetto di turismo lento in bicicletta, pensato da Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano, urbanista, «uomo di campo e di passione».
La lentezza, quel che resta della dedizione nella torre Calandrelli. | Nella stazione meteorologica dove, dal 1788, si misurano temperature, pressione, direzione e velocità dei venti, «una meridiana sul pavimento e sulla parete serve a indicare l’ora esatta: quando il raggio di sole che entra dalla finestra si sovrappone perfettamente alla linea, è mezzogiorno». Così Liberti rende la magia del suo incontro con Luigi Iafrate, meticoloso come un «amanuense medievale», custode della torre e della biblioteca annessa di Piazza del Collegio Romano. Qui è annotata, senza filtri asettici, la data storica risorgimentale della Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), il giorno ricordato per lo strappo di Roma allo Stato Pontificio. Ma dal 2015 è stata decretata la fine di questo patrimonio delle rilevazioni meteo, anche se fortunatamente i suoi materiali sono stati digitalizzati, all’interno di un programma dell’Istituto di Scienza dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna, coordinato dal fisico Michele Brunetti che, come ricorda Liberti, ha la passione per la dendroclimatologia (branca della climatologia basata su un criterio semplice: osservare gli anelli di accrescimento degli alberi, per ricavare informazioni sull’andamento del clima). Nel taccuino di Brunetti, i dati indicano che in Italia l’aumento delle temperature è più marcato rispetto alle tendenze della media globale.
Altri mutamenti da non ignorare, tra rispetto degli ecosistemi e resilienze intense. | «Lo scombussolamento del ritmo biologico» delle piante è evidente nella vite, fa notare Liberti nella narrazione realizzata sui monti abruzzesi, tra il Gran Sasso e la Maiella. Là avviene la “rivelazione” segreta di uno dei produttori di vino e olio più illuminati d’Italia che, da seguace degli insegnamenti Zen, cerca di fare dei problemi occasioni di rinascita: saltare, a volte, una annata, se necessario; non inseguire il profitto, perché il «vino si fa con l’uva non con l’aggiunta di sostanze chimiche». Sembra ovvio. Ma così non è. Del resto, il cambiamento climatico, man mano, ha spostato lo scoccare della vendemmia: dalla prima metà di ottobre, negli anni ʼ80, alla prima metà di settembre, negli anni ʼ90. Ancora, le api lanciano il segnale lampante della distruttività del modello agricolo fondato sulla produzione intensiva e sull’utilizzo di agro-farmaci. Nel 2016 l’apicoltura italiana ha registrato il 70% di calo di fatturato e le api sono sempre più fragili: è come se il loro lavoro per la rigenerazione degli ecosistemi stesse dicendo basta. Basta ignorare la necessità di un ritorno all’apicoltura tradizionale. In questa realtà mutata, da trattare con cura rispettosa, non mancano le parallele esperienze positive, pronte a cavalcare, nel Sud, le temperature elevate, con una variazione radicale delle coltivazioni. Nel viaggio verso Sud, la Sicilia non mostra solo i tipici aranceti e le incantate limonaie. Grazie agli «imprenditori visionari», incontrati da Stefano Liberti, la costa settentrionale della Sicilia, in provincia di Messina, mostra i colori dei frutteti esotici, coltivati a mango, litchi e avocado. Si tratta di varietà resilienti, come le distese selvagge di fichi d’india, piante contro la desertificazione viste a Caltagirone. Così il surriscaldamento globale è contrastato, almeno un po’, dal coraggio di chi si mette in gioco, fino in fondo. L’auspicio è che queste esperienze illuminate facciano scuola.

Francesca Melania Monizzi