Cookie Policy Spintarelle, profitti, violenze - baccarato.org

Spintarelle, profitti, violenze

Spintarelle, profitti, violenze

Cose di Cosa Nostra di Giovanni Falcone con Marcelle Padovani (Rizzoli, Milano 1991 | sesta edizione, Bur Rizzoli, pp. 184) è un «libro unico», pubblicato per la prima volta, a settembre del 1991, in Francia da Edition Austral e a stretto giro in Italia da Rizzoli (come emerge in Capaci e resistenti. Intervista a Marcelle Padovani di Francesco Alì, apparsa il 21 maggio 2021 su Atlante di Treccani.it). Il volume restituisce venti interviste a Giovanni Falcone, raccolte dalla giornalista francese in quattro mesi (tra marzo e giugno ʼ91), nel «tempo sospeso» tra due città, nel passaggio amaro da Palermo a Roma, dove il 13 marzo del 1991 Falcone fu nominato Direttore degli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia. Allora Guardasigilli era Claudio Martelli. L’«approccio graduale dal percettibile al nascosto», seguito da Marcelle Padovani nei sei capitoli del libro, trasmette il senso dei suoi colloqui con Falcone, con l’accento posto sulla testimonianza diretta dell’eroe Antimafia. A lui, nello scorcio finale della sua carriera, la Procura di Palermo riservava «soltanto dei problemi irrisori come i furti di elettricità nel quartiere Zen» (p. 15 dell’Introduzione). Del resto, si sa, quando si arriva a certi apici, il sistema fa di tutto per metterti davanti pile di fascicoli da nulla… In quella frazione di tempo, andarsene da Palermo per Falcone significò uscire dalla capitale di Cosa Nostra, dove «il frazionamento delle istruttorie aveva paralizzato i giudici del pool Antimafia» (p. 20). Una strettoia insopportabile per quel magistrato rigoroso che conservava il cuore dell’adolescente appassionato di canottaggio, anche quando superò il concorso per entrare in magistratura, nel 1964, fino alla sua tragica scomparsa nel maggio 1992. Non disse di no al «tuffo improvviso nell’universo di Cosa Nostra» (p. 51), imparò a decodificarlo nei dettagli minimi e si tenne sempre lontano dalla vaghezza nel suo lavoro. Nelle pagine delle venti interviste si susseguono fotogrammi nitidi, in sei «cerchi concentrici» (che sono i sei capitoli del libro): la violenza, i messaggi e i messaggeri, la contiguità, l’organizzazione, i profitti e il potere di Cosa Nostra. E Marcelle Padovani riesce a esserci quasi “senza esserci”, con la mano di chi sa realizzare ritratti e consegnare resoconti. In fondo, se si volesse cercare la sintesi diacronica delle 184 pagine di Cose di Cosa Nostra, la si troverebbe nell’oscillazione perversa tra il valore della cittadinanza a favore delle appartenenze, troppo avvezze a espandersi nelle mille clientele che “assicurano” sistemazioni facili e convenienti. Quando si è distanti dal valore della cittadinanza, si resta sul ceppo dei familismi o di altri interessi, a sfavore degli orizzonti di giustizia sociale.

Francesca Melania Monizzi