Cookie Policy Le strettoie dell'usura - baccarato.org

Le strettoie dell’usura

Il coraggio di denunciare 

Intorno a mezzogiorno di una mattina di metà dicembre 2018, Alessia* va al Commissariato del quartiere dove svolge la sua attività dal 2015 in un laboratorio fotografico* che, in fase d’avvio, ha dovuto sostenere soprattutto spese e raggiungere guadagni minimi. A Roma Nord, molte attività imprenditoriali ricorrono a chi pratica l’usura. Il primo contatto di Alessia con R. scaturisce dal cosiddetto passaparola di zona: altri commercianti anticipano a R. che la titolare del nuovo negozio di fotografia ha bisogno di denaro in prestito. Alessia viene avvisata che si troverà di fronte al cosiddetto “prestito a interessi”. Un modo di dire impreciso e inesatto che accenna all’usura, senza nominarla. Si tratta di vaghezze che purtroppo finiscono per dare spazio a personaggi obliqui che controllano intere zone della città, prestando soldi a chi non riesce ad accedere al credito legale. Alessia è in difficoltà economiche dall’esordio della sua attività lavorativa che non genera un reddito tale da poter essere preso in considerazione ai fini di crediti bancari. Inoltre Alessia aveva precedentemente ricevuto un piccolo prestito da una nota finanziaria quindi, relativamente alle sue condizioni economiche, non può essere ulteriormente esposta. In sintesi: niente prestiti legali per Alessia.

A quel punto, nonostante il dissidio interiore, Alessia abbandona la prospettiva di richieste creditizie ufficiali e incontra R. che la raggiunge nel suo negozio di fotografia. Le sequenze dell’accordo prevedono un primo prestito della somma di 1.000,00 euro e la restituzione di 60,00 euro ogni sette giorni, per 20 settimane consecutive, fino a 1.200,00 euro per restituire la cifra richiesta comprensiva di capitale e interessi. Inizia la restituzione settimanale: è proprio R. a recarsi nel negozio, «ogni martedì o giovedì, per incassare le rate», così ricorda perfettamente Alessia. Durante le venti settimane previste, non sempre è possibile pagare. Seguono episodi di minaccia verbale da parte di R. ad Alessia che, a volte, finisce per essere investita da parole aggressive persino davanti ai clienti.  

L’avanzare delle rate da saldare, tra pretese e minacce

La china dei prestiti diventa ancora più veloce e schiacciante quando Alessia è costretta da R. ad accettare un secondo prestito dello stesso importo del precedente. Tuttavia, secondo la pratica attuata da R., la somma viene decurtata di tutte le rate non pagate del primo prestito. La modalità del nuovo prestito, volto a saldare innanzitutto la somma ricevuta precedentemente assieme agli interessi, le consente di ricevere il residuo di pochi euro, fino ad alimentare una spirale debitoria che si ferma all’«importo lordo, ossia teorico, di 3.500,00 euro», secondo la sottolineatura di Alessia. Durante quel periodo vorticoso, Alessia ricorda rate schiaccianti: 150,00 euro alla settimana unitamente a 300,00 euro al mese di «fermi» (relativi esclusivamente ai tassi di interesse). Nel lievitare degli interessi dettati da R., Alessia racconta che la somma da lui pretesa, fino a prima della denuncia, è di 11.000,00 euro. Una richiesta condita da minacce e che induce al timore attraverso frasi come «tiro alle gambe», a proposito di coloro che non riescono a saldare le rate.

L’atteggiamento intimidatorio di R. arriva a non lasciare in pace Alessia persino davanti a suo figlio e a rivolgersi al marito nel tentativo di accaparrarsi la sua autovettura e di coinvolgerlo in affari loschi. L’invivibilità delle pressioni porta Alessia a chiudere il suo negozio nel mese di novembre 2017, un anno prima di decidere di denunciare quel personaggio che, tramite i suoi figli, continua a mettere in atto una dinamica persecutoria nei confronti di Alessia e della sua famiglia. Addirittura, su Facebook, i figli di R. cercano di mettersi in contatto con lei che racconta di essere «costretta a cambiare casa ogni anno».  

Una ripresa possibile

La crisi materiale di Alessia le consente di contare solo sullo stipendio di suo marito e sull’ospitalità di sua madre. Le conseguenze di anni di sottoposizione alle richieste usurarie finiscono per ripercuotersi anche sul piano della sua tenuta psicologica. Anni così non possono non lasciare segni di logorio. Nonostante tutto, Alessia sfodera la ferma volontà di lavorare. La prospettiva resta quella di ricevere il mutuo decennale senza interessi previsto dalla legislazione in materia di usura. Per ricominciare.

 

Esperienze (a cura di Francesca Melania Monizzi)

*Nomi e cognomi delle persone coinvolte, mestieri, città, luoghi frequentati devono intendersi di fantasia; banche, finanziarie, società ed enti non sono menzionati | Raccolta dell’Associazione Baccarato – Fondo per la Solidarietà e l’Antiusura Onlus, titolare del trattamento privacy in linea con il d.lgs. 196/2003 come novellato dal d.lgs. 101/2018 recante Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento UE 679/2016