Cookie Policy Laura, nocchiera fuori dalla tempesta debitoria - baccarato.org

Laura, nocchiera fuori dalla tempesta debitoria

La cappa oppressiva del sovraindebitamento di un’intera famiglia, dalle avvisaglie del 2007 alle prime aperture che risalgono al 2017, fino alla fiducia nel futuro ritrovata negli ultimi mesi. La voce narrante è quella di Laura*, donna indipendente che nonostante, a tratti, avverta il logorio della sovraesposizione economica, non si è mai arresa. Però, ancora è rimasta traccia in lei delle sabbie mobili che la facevano sentire in balia dei problemi bancari della piccola impresa di suo marito, un uomo dedito al lavoro che si era improvvisamente trovato in difficoltà economiche per sopraggiunti ridimensionamenti di una delle società che aveva fatto decollare le sue attività verso la solidità, oltre che per quegli imprevisti lavorativi che, quando capitano in una situazione di sovraesposizione, finiscono per dare il colpo di grazia a una piccola realtà imprenditoriale. Quell’impresa edile riguardava anche lei che ne seguiva, nei ritagli di tempo, la contabilità e i rapporti con la banca. Laura aveva ed ha un lavoro stabile e inizia ad accarezzare gli anni della pensione, anche se ancora lontani. Riavvolgere il nastro del sovraindebitamento della sua famiglia la riporta a una serie di coincidenze avverse intrecciate a un velo di amarezza.

Quali emozioni, immagini e parole la riportano al peso debitorio e all’uscita dal periodo di sovraindebitamento attraversato?

Terrore, vergogna, angoscia, nero, limbo e futuro.

Quando si è resa conto di avere difficoltà economiche?

Era qualche anno che non riuscivamo a far fronte agli impegni di lavoro di mio marito. Aveva un’impresa edile e il lavoro non era mai mancato, grazie a una discreta credibilità, serietà e competenza. Nonostante avessi un lavoro fisso e dovessi dedicare tempo a tutta la famiglia, nella casa dove abitavano anche i nostri due figli, lo aiutavo nei preventivi e curavo i rapporti con il commercialista e con la banca. Ero abituata a un marito grande lavoratore, onesto, ottimista che mi tranquillizzava sempre e attenuava la mia inclinazione al pessimismo.

C’è stato un episodio decisivo che vuole raccontare per ripercorrerne i ricordi?

In occasione di uno dei nostri anniversari di matrimonio, capii che il lavoro di mio marito stava subendo un arresto: gli avevano disdetto un importante contratto e, nel frattempo, purtroppo aveva già acquistato (tramite leasing) dei macchinari proprio per quel lavoro. Il suo ottimismo stava svanendo. Cominciammo a ridurre le uscite, non pagando le tasse; valutammo opportuno vendere qualcosa e riscattare anticipatamente un’assicurazione. Intanto pagavamo sempre più interessi passivi sul conto corrente aziendale di mio marito.

Quali sono state le radici dell’indebitamento?

Unicamente i debiti contratti a causa del lavoro di mio marito. Inizialmente per fare pagamenti (dipendenti, imposte, leasing per mezzi di lavoro) era stato chiesto un piccolo fido in banca, ma poi la società con cui avevamo rapporti di lavoro, da almeno 15 anni, ha iniziato a pagarci non più a 60 giorni, bensì a 90 fino a 120 giorni. I pagamenti erano sempre sicuri, ma chiaramente, non avendo una disponibilità di liquidità, la situazione non era rosea e nel frattempo si aggiungevano imprevisti: scelte di acquisti (macchinari), lavori non andati a buon fine, infortuni.

Come cambiò la quotidianità?

Mio marito non riusciva più a rispondere al telefono a chi lo cercava: un dipendente che doveva essere pagato, un creditore che reclamava il suo credito, la banca che chiamava per una scadenza. A quel punto, l’uomo forte che avevo accanto stava crollando e stava lasciando il posto a una persona che non parlava quasi più e che, a volte, diceva di volersi buttare da un ponte. In quel periodo, i figli si trovavano di fronte a un papà “trasformato” e provavano una sorta di rabbia verso di lui: ritenevano che avesse gestito superficialmente l’attività lavorativa e soprattutto non sopportavano di vederlo nascondersi e chinare la testa. Tutto ciò significava per loro assistere allo sgretolarsi della visione del mondo da lui trasmessa.

Qual era la sua posizione prevalente?

In tutto questo, io ero in mezzo: cercavo di proteggere mio marito e di nascondergli le angherie che subivo in banca da un funzionario che cercava di mettermi in difficoltà. Una volta, allo sportello, davanti al cassiere, disse ad alta voce che il conto corrente aziendale continuava a restare scoperto nonostante fosse arrivato un bonifico. Crollai, mi sentivo la parte più “debole” e avevo paura che ci bloccassero il conto. Quel funzionario, secondo me, non aveva digerito il mio rifiuto di trasferire il mio conto corrente personale nella loro banca e di non aver accettato piccoli investimenti assicurativi (impensabili nella nostra situazione di sovraesposizione di allora, quando anche un versamento di 50 euro al mese era per noi inaffrontabile). Ogni volta che entravo in banca avevo il batticuore: mio marito non sapeva niente perché volevo tutelarlo e non volevo allarmare i miei figli. Un giorno raccontai al direttore della filiale quello che stava accadendo. Dopo un po’ di tempo, il funzionario dai comportamenti poco rispettosi (non solo nei miei confronti) fu trasferito. Faccio ancora fatica a parlarne. Mi sembra di essere invecchiata velocemente e di aver vissuto un incubo. Lo so che dalle situazioni negative se ne esce rafforzati, ma abbiamo trascorso anni che hanno lasciato il segno: tutta la famiglia si sentiva fragile e insicura.

Preferiva non parlare del carico debitorio?

Parlavamo poco della nostra situazione anche tra di noi per non aumentare il dolore. Spesso, quello che ti blocca è la vergogna, continui a far vedere agli altri che le cose vanno “abbastanza” bene e cerchi di tranquillizzare anche i genitori anziani, ma non vedi via d’uscita. Invece, parlare aiuta perché il silenzio non porta soluzioni.

A chi ha fatto le prime richieste di sostegno economico?

Ci siamo rivolti alla banca per una richiesta di estensione del fido; in seguito, per coprire il fido abbiamo acceso un mutuo, mettendo l’ipoteca sulla casa. Poi abbiamo assunto un ulteriore prestito con una finanziaria. Dopo un rifiuto da parte di una parente benestante non abbiamo più chiesto una mano alle persone a noi vicine.

Com’è entrata in contatto con l’Associazione Baccarato? Quali sono stati i traguardi importanti?

Una parente, in momento di grande sconforto, mi parlò dell’Associazione a cui anche lei si era rivolta per motivi simili. Forse una soluzione c’è, pensai. Ne parlai con mio marito che accettò di andare all’appuntamento. Il primo incontro è stato come togliere un macigno dal cuore e, dopo un pianto liberatorio, incominciai a vedere uno spiraglio. Durante il primo colloquio, mio marito mi guardava commosso, parlava anche lui e invece quando eravamo da soli finiva per prevalere il silenzio. Ascoltavo le parole rassicuranti del dr. Barbuscia. Avevamo bisogno di essere ascoltati, capiti, confortati. Se avessimo parlato prima ci saremmo risparmiati tanto tormento. Non avremmo dovuto vergognarci dell’indebitamento perché avevamo sempre lavorato onestamente, non avevamo sperperato denaro, né truffato altre persone. Abbiamo chiuso il fido e il mutuo che avevamo contratto per coprirlo. Abbiamo definito le nostre posizioni debitorie, con chiusure a saldo e a stralcio, e abbiamo ottenuto nuovi prestiti (in base all’art. 15 della legge 108/1996 e alla legge della Regione Lazio 14/2015, ndc) che stiamo pagando con serietà, lavorando sodo, grazie anche al contributo dei nostri figli. La prima cosa che ci fece notare il dr. Barbuscia è la montagna di pratiche sulla sua scrivania e ci disse che, da quando aveva iniziato, solo poche non erano andate a buon fine. Ciò ci rincuorò. Nel ricordare un’esortazione del dr. Barbuscia, ci tengo a dire che «a tutto c’è una soluzione e il sole tornerà a splendere». Il cambiamento significativo è che in famiglia abbiamo riacquistato un po’ più di fiducia nel futuro.

* Esperienze (a cura di Francesca Melania Monizzi): nomi e cognomi delle persone coinvolte, mestieri, città, luoghi frequentati devono intendersi di fantasia; banche, finanziarie, società ed enti non sono menzionati | Raccolta dell’Associazione Baccarato – Fondo per la Solidarietà e l’Antiusura Onlus, titolare del trattamento privacy in linea con il d.lgs. 196/2003 come novellato dal d.lgs. 101/2018 recante Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento UE 679/2016