Adiconsum: dal 1998 sulla strada per risollevare dalle difficoltà economiche e combattere l’usura

Adiconsum: dal 1998 sulla strada per risollevare dalle difficoltà economiche e combattere l’usura

La mattinata dedicata al Ventennale di gestione del Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura. Storia, presente e futuro (Centro Convegni Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, Via Nazionale 191, Roma, lunedì 18 novembre 2019, ore 9:30, con il coordinamento di Davide Colombo, Redattore de Il Sole 24 Ore). L’evento ha ricevuto la medaglia della Presidenza Repubblica e il patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di Banca d’Italia

Attualmente l’Adiconsum può garantire «finanziamenti di importo massimo pari a 30.000 euro, con rientri fino a 84 mesi (7 anni). Per situazioni particolari il plafond è innalzabile fino a 50.000 euro, con rientri fino a 120 mesi (10 anni) al tasso fisso del 2%».

L’Associazione «non interviene consegnando risorse direttamente alle persone, ma alla chiusura dei debiti, e diviene l’unico creditore delle persone interessate. Di fatto le famiglie dovranno provvedere esclusivamente alle spese di sostentamento maggiorate della rata del finanziamento garantito dal Fondo attraverso importi sostenibili» (Rino Tarelli, Presidente del Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura Adiconsum).

In apertura dei lavori del Convegno, la fatica nell’affrontare le spese straordinarie per molte famiglie italiane è stata messa in primo piano da Rino Tarelli (Presidente del Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura Adiconsum. Associazione Difesa Consumatori e Ambiente promossa dalla Cisl). Del resto, la crisi finanziaria globale del 2008 ha accentuato, anche in Italia, le difficoltà economiche. L’impegno dell’Adiconsum nella prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura, iniziato nel 1998, a due anni dall’approvazione della legge 108/1996, e in coincidenza con l’avvio dell’operatività del Fondo per la prevenzione de fenomeno dell’usura, coordinato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (allora Ministero del Tesoro), prosegue quotidianamente, in tutto il territorio della penisola. Purtroppo, come ha sottolineato Tarelli, tra i soggetti sovraindebitati «solo 1 richiedente su 4 vede accolta la domanda». Il perché può essere rintracciato, oltre che in un’informazione non capillare, nella mancanza dei presupposti per accedere al Fondo (stato di bisogno della persona richiedente giustificato dall’impossibilità di accedere al credito legale, capacità di rimborso considerata in base al reddito complessivo familiare o personale, previsione di ritorno a una fluidità socio-economica, nell’ottica volta a evitare interventi-“tampone”). Per prevenire la caduta nella morsa dell’usura, si affrontano situazioni di sovraindebitamento che hanno cause molteplici. A volte, il sovraindebitamento è collegato all’uso non responsabile del denaro e a una sopravvalutazione delle proprie disponibilità economiche mensili. Altre volte, secondo le dichiarazioni delle persone sovraindebitate, si è economicamente a pezzi quando si perde il lavoro o ci si ammala o si affronta una separazione e successivamente un divorzio. Gli eventi imprevisti sono scalini che fanno scivolare di più nel sovraindebitamento, perché rendono macigni gli impegni economici precedentemente assunti. Uno spicchio minimo, invece, riconosce di essere economicamente in difficoltà per una dipendenza (gioco d’azzardo, shopping compulsivo), anche se, come ha osservato Tarelli, la «reticenza» delle persone strette nella spirale delle dipendenze non consente di valutare pienamente la rilevanza di fenomeni refrattari a essere dichiarati da chi li attraversa.

La visione transitoria del sovraindebitamento come chiave di volta per impegnarsi a superarlo. Sarebbe superficiale circoscrivere il sovraindebitamento a un problema di conti che non tornano. Esso, a volte, porta con sé affaticamenti, tendenza a isolarsi e senso di perdita. Le difficoltà delle persone e delle famiglie sovraindebitate sono state rese chiare da Maurizio Fiasco (Esperto della Consulta Nazionale Antiusura) che ha fatto riferimento al loro «sovraccarico cognitivo» che impedisce la cognizione della «transitorietà del sovraindebitamento». Esso è uno stato che può essere superato, eppure può capitare che le persone sovraindebitate non riescano a intravedere la via d’uscita, persino quando la sovraesposizione si riduce a «poche migliaia di euro», ha fatto notare il sociologo Maurizio Fiasco, autore dell’introduzione all’edizione italiana di Ceti medi in trappola di Elizabeth Warren (Sapere 2000 Edizioni) e redattore dello studio della Camera di Commercio di Roma (2013) che ha portato all’elaborazione dell’«indice di rischio usura» potenziale per tutte le province italiane, tenuto presente dalla Commissione per la prevenzione dell’usura. È l’«abbassamento della capacità di affrontare i problemi legati al sovraindebitamento», sottolineato da Fiasco, a dover essere accompagnato nei percorsi di uscita dai debiti, in modo da sostenere le persone che si sentono travolte dal carico debitorio e spingerle a ridimensionarlo e affrontarlo, affinché l’esclusione sociale non prenda il sopravvento.

L’architettura articolata del Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura. La difficoltà di accedere al credito legale da parte delle persone, delle famiglie e delle imprese rende evidente la valenza sociale del Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura di competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Nel Fondo confluiscono, di anno in anno, in prevalenza le sanzioni amministrative antiriciclaggio e valutarie. Lavinia Monti (Dirigente dell’Ufficio III della Direzione V del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze), durante il Convegno del 18 novembre 2019, ha offerto una carrellata dell’architettura del Fondo, fruibile anche dai non addetti ai lavori. Di quest’architettura occorre visualizzare: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, gli Enti gestori (che prestano garanzie, non erogano denaro), le banche convenzionate, i soggetti beneficiari (che ricevono i finanziamenti). A proposito di Convenzioni, Lavinia Monti, curatrice del primo Rapporto sulla gestione del Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura (aggiornato al 2018 e pubblicato il 4 settembre 2019), ha focalizzato una delle prospettive tecniche da non trascurare: «si deve lavorare sulle Convenzioni con le banche, affinché sentano la responsabilità di partecipare a questo processo che non è un semplice prestito».

Relativamente ai rapporti con le banche convenzionate, l’Adiconsum ha evidenziato: tempi troppo lunghi per l’erogazione dei prestiti garantiti; mancata conoscenza preventiva della Convenzione da parte delle filiali territoriali delle banche; insindacabile giudizio della banca sull’erogabilità o meno dei prestiti di prevenzione usura.

 La ragione dell’istituzione del Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura, di competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è la difficoltà di accedere al credito che può indurre a rivolgersi agli usurai. La legge 108/1996 (art. 15) prevede che il 30% del Fondo venga utilizzato dalle Associazioni e Fondazioni di prevenzione dell’usura per dare garanzie alle banche e agli intermediari finanziari per persone e famiglie in difficoltà e, invece, che il 70% del Fondo sia utilizzato dai Confidi a sostegno delle piccole e medie imprese «a elevato rischio finanziario».

 I Confidi mirano ad anticipare la caduta delle imprese nell’usura, ha affermato Gian Marco Dotta (Assoconfidi). Secondo Giustino Trincia (Abi), che ha ricordato il Protocollo d’Intesa tra l’Associazione bancaria italiana e la Consulta nazionale Antiusura Giovanni Paolo II Onlus (10 dicembre 2015), la parola-chiave è partnership tra i vari attori: occorre intervenire prima della caduta nell’usura; «lavorare sulla trasparenza semplice significa per le persone (ma vale anche per le imprese) capire di più».

Quando imprenditori, commercianti, artigiani o coloro che esercitano una libera arte o professione sono già caduti nell’usura e risultano parti offese nel procedimento penale, la legge 108/1996 (art. 14) prevede il Fondo di solidarietà di competenza del Ministero dell’Interno. Il Fondo provvede all’erogazione di mutui senza interessi (o anticipazioni non superiori al 50%, precedute dal parere del pubblico ministero) a favore di titolari di attività cadute nell’usura, per il reinserimento nell’economia legale, secondo modalità e tempi stabiliti dalla legge e dai decreti attuativi.

Dopo la denuncia dell’usura, lo scatto per risollevare le attività lavorative tra supporti e ostacoli. Lo strumento del mutuo appare non risolutivo. Annapaola Porzio (Commissaria Straordinaria del Governo per il Coordinamento delle iniziative Antiracket e Antiusura) ha spiegato che il Fondo di solidarietà, istituito presso il Ministero dell’Interno, è destinato alle aziende; mancano le famiglie, nella previsione dell’articolo 14 della legge 108/1996. Alle aziende «noi arriviamo tardi e male», ha osservato la Commissaria Antiracket e Antiusura che ha definito il mutuo come «un peso» ulteriore per i titolari delle attività bersagliate dagli usurai, come dimostrano i «dati sconfortanti sulle restituzioni» e, al contempo, è importante considerare che le persone scivolate nelle sabbie mobili dell’usura presentano «fragilità che vanno oltre l’aspetto meramente economico». In prospettiva, si potrebbe pensare a un’alternativa al mutuo. Dopo più di 20 anni dall’approvazione delle disposizioni in materia di usura, ha proseguito la Prefetta Porzio, «è cambiata la tipologia dell’affronto, cioè dell’offesa». Rialzarsi e farcela è possibile, ma non è facile, a causa degli ostacoli che s’incontrano quotidianamente: l’esempio di una fioraia che non riesce ad aprire un conto corrente bancario è indicativo dei muri che si frappongono a chi esce dall’usura.

       

Il nodo del merito di credito correlato alla profilatura; il traguardo dell’informazione mirata e dell’alfabetizzazione finanziaria. Occorre partire dalla realtà, ci sono persone che non accedono al credito e imprese o piccole attività lavorative che incontrano difficoltà in ambito creditizio. Nella valutazione delle referenze creditizie ormai interviene la rete informatica. Magda Bianco (Capo del Servizio Tutela della Clientela e Antiriciclaggio della Banca d’Italia) ha fatto riferimento al «ruolo positivo e negativo della tecnologia». Infatti «l’utilizzo dei dati può rendere la profilatura del cliente più precisa rispetto al merito di credito, ma si porta dietro anche il rischio di discriminazione perché la profilatura può essere fatta in tanti modi», ha osservato Magda Bianco. In quest’ambito, così delicato, la Banca d’Italia, come supervisore e regolatore, può fare la sua parte. Spostare l’attenzione all’alfabetizzazione finanziaria, significa rivolgersi alle generazioni future. Più difficile lavorare con gli adulti, riuscire a focalizzare «le caratteristiche dei soggetti», tenere presente che la razionalità fa gestire anticipatamente le situazioni e non fa trovare impreparati di fronte agli eventi imprevisti, ha fatto notare Magda Bianco. Nel nostro Paese l’alfabetizzazione finanziaria è molto bassa, ha sottolineato la Responsabile del Servizio Tutela della Clientela e Antiriciclaggio della Banca d’Italia e componente del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di Educazione finanziaria. Il portale in preparazione rappresenta uno strumento di diffusione per le campagne d’informazione ed educative, in sinergia con i mezzi di comunicazione di massa e con le Associazione e le Fondazioni, «per arrivare alle persone nel momento in cui ne hanno bisogno» (per esempio nel caso di cessione del quinto dello stipendio, da inquadrare nei prestiti al consumo).

Il tema complesso dell’uso responsabile del denaro ha portato Donata Monti (Presidente dell’Associazione Pro.seguo) a definire un «falso problema» l’affermazione di chi sostiene di non rendersi conto di quanto spenda a causa dell’utilizzo del bancomat. Parallelamente, Donata Monti, attraverso un flash-back, è tornata indietro agli anni decisivi trascorsi in Adiconsum, per sottolineare l’importanza di un lavoro sul campo portato avanti «senza pregiudizi nei confronti di tutti gli interlocutori».

Un po’ di cifre. A proposito di dati, Umberto Filotto (Assofin. Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare) ha sottolineato che i tassi d’indebitamento delle famiglie italiane sono molto al di sotto della media europea (il 25%, secondo la prima indagine armonizzata sui bilanci delle famiglie nell’area euro contro una media pari al 44%, come risulta da Banca Centrale Europea, Eurosystem Household Finance and Consumption Survey, aprile 2013, fonte citata nell’articolo di Umberto Flilotto e Roberta Tordi, L’indebitamento delle famiglie italiane, «Altroconsumo. Consumer policy», 25 ottobre 2013). Tuttavia, le difficoltà economiche restano. Le disuguaglianze si allargano a macchia d’olio e, come ha ricordato Luigi Sbarra (Segretario Generale Aggiunto Cisl), stare accanto alle vulnerabilità economiche e offrire spazi di solidarietà, come Adiconsum, significa opporsi alle «spinte disgreganti» e creare «coesione sociale». Uno sguardo ai dati, consente di ripercorrere i 20 anni di gestione del Fondo: dal 1998 a oggi l’importo medio del debito contratto dalle famiglie è passato da 13.136,71 a 27.833,25 euro (escluso il mutuo fondiario), ha dichiarato Carlo De Masi (Presidente Adiconsum nazionale). A sostegno del sovraindebitamento, in 20 anni sono stati garantiti da Adiconsum 26milioni di euro alle famiglie italiane, con una prevalenza di richieste provenienti dal Lazio pari al 70%.

Francesca Melania Monizzi