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Le geometrie mafiose nel Lazio

Mafie nel Lazio è il titolo del quarto Rapporto (in continuità con i tre precedenti) presentato da Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio (con interventi di Nicola Zingaretti, Gerarda Pantalone, Francesco Gosciu, Nando Dalla Chiesa – venerdì 5 luglio 2019, ore 11:00, Largo Ascianghi 5, Roma).

Le Mafie nel Lazio come sistema criminale a geometrie variabili. La «logica della costanza», non un impegno saltuario, emerge nel volume del IV Rapporto Mafie nel Lazio dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio (curato con la collaborazione di Norma Ferrara ed Edoardo Levantini, progetto grafico di Pier Luca Mario Dussich) che mostra le Mafie come un «sistema a geometrie variabili», secondo il rilievo critico di Nando Dalla Chiesa (docente di Sociologia della criminalità organizzata e coordinatore dell’Osservatorio Cross nell’Università di Milano) che ha messo in evidenza la proliferazione delle strutture criminali, nel Lazio, come tratto pericoloso, attorniato, qua e là, da reti corruttive che agiscono fuori e dentro la legalità. In questo sistema criminale a geometrie variabili, il professor Dalla Chiesa ha fatto mettere a fuoco attraverso due immagini la presenza della Mafia siciliana e calabrese nel Lazio: Cosa Nostra «si diluisce in una società più ampia (e non significa che la Mafia siciliana non c’è più)», ma che rilascia i suoi granelli come se fosse una polvere colorata sciolta in un bicchiere che fa assumere all’acqua il suo colore; la ʼNdrangheta invece si propone «imponendosi» con attività che non sono solo di riciclaggio, ma di estorsione e partecipazione ad appalti. Far saltare una ruspa, ha spiegato Dalla Chiesa, «fa parte della competitività della ʼNdrangheta». L’obliqua effervescenza negli investimenti della ʼNdrangheta è riconducibile anche alla gestione del gioco d’azzardo, alle intestazioni fittizie di immobili, al narcotraffico. Lo ha sottolineato il Presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio, Gianpiero Cioffredi, il quale ha fatto riferimento all’operazione della Divisione Anticrimine diretta da Angela Altamura che ha portato, nei giorni scorsi, al sequestro di immobili di cosche calabresi radicate a Roma. Il sistema criminale a geometrie variabili, nel Lazio,  non si limita alle cosche calabresi e alla capacità di Cosa Nostra di spargersi nel tessuto imprenditoriale, ma è più esteso: il Sud Pontino è dominato dalla presenza storica della Camorra e le cosiddette piccole mafie autoctone «tentano di avere il controllo del territorio a Ostia e a Roma (in particolare  a Tor Bella Monaca e Montespaccato), attraverso l’usura e lo spaccio di droga», ha ancora evidenziato Cioffredi, il quale non ha tralasciato la criminalità diffusa che pervade Roma, dove nelle case vengono nascoste quantità di droga in cambio di soldi.

           

Cronaca e raccolta delle fonti consultate. Sul filo dei soldi, il grande potere di relazione delle Mafie si muove attraverso reti di imprenditori, commercialisti, direttori di banca che ne favoriscono gli affari. Il IV Rapporto Mafie nel Lazio finisce per fare la cronaca di quello che è successo e, al contempo, dà una raccolta delle fonti giudiziarie consultate (ordinanze di custodia cautelare, decreti e sentenze) – nel periodo gennaio 2018/gennaio 2019 – oltre che mappe e numeri (103 le cosche mafiose individuate). Insomma, il Rapporto rappresenta una «fonte autorevole», come sottolineato da Francesco Gosciu (Capo del Centro Direzione Investigativa Antimafia di Roma), il quale ha evidenziato quanto possa essere fondamentale la possibilità di ricostruire a ritroso la Storia, nei contesti assediati delle organizzazioni criminali «per cominciare a scardinarle».

          Conoscere le organizzazioni criminali. Al lavoro sul campo delle forze dell’ordine e della magistratura si aggiunge, sia pur per piani differenti, l’azione di comunicazione e conoscenza contro le Mafie. In quest’orizzonte di senso, l’intervento di Gerarda Pantalone (Prefetta di Roma) ha rivolto attenzione al valore del volume come strumento per conoscere le Mafie nel Lazio e non ignorare il loro potere d’infiltrazione nell’Economia e nella Pubblica Amministrazione. Così la diffusione del IV Rapporto Mafie nel Lazio e tutte le attività di divulgazione nelle scuole – ha sottolineato la Prefetta di Roma – creano «antenne», utili a evitare che «le organizzazioni criminali finiscano per impossessarsi della vita di ogni giorno». Del resto, far circolare strumenti di studio e approfondimento allontana il rischio di rimozione e «la conoscenza è il primo stadio per fuggire dalla tentazione dell’omertà», come ha detto, durante l’apertura dell’incontro del 5 luglio, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

                                          Francesca Melania Monizzi