Mai più soli

Mai più soli

Il volume focalizza le radici dell’attivismo Antiusura e Antiracket che ha sollevato dal peso schiacciante della solitudine molte persone cadute nelle trame oblique degli usurai o delle richieste estorsive, fino a ripercorrere a ritroso i decisivi anni ʼ90. Dalla tappa storica del processo di Capo d’Orlando agli approdi legislativi del 1996 e 1999, permeati non solo dalla ribellione alle ingiustizie e dal coraggio di denunciare, ma anche dal lento germogliare della voglia di farcela.  

Il libro apre la collana Arcipelago (Mafie, Economia, Impresa): Mai più soli. Le vittime d’estorsione e d’usura nel procedimento penale, a cura di Tano Grasso (Rubbettino Editore, 2014), è uno di quei volumi che non dovrebbe mai mancare nelle biblioteche e che dovrebbe essere letto, a fondo, da chi si occupa di estorsioni e usura, ma anche da tutte le persone impegnate a condividere e diffondere la qualità della vita da vivere senza soggezioni, costrizioni, minacce. Scaturito dal Convegno Le vittime d’estorsione e d’usura nel procedimento penale che si è tenuto nell’Università Federico II, a Napoli, il volume – distribuito gratuitamente e consultabile nella versione digitale on-line – raccoglie i saggi e gli interventi di giuristi, magistrati, avvocate e avvocati, leader dell’attivismo antiracket, esperte ed esperti di casi di usura ed estorsioni correlati ad associazioni di stampo mafioso. Non si tratta di una pubblicazione riservata esclusivamente agli addetti ai lavori, grazie al respiro di sensibilizzazione e ribellione alle ingiustizie: in uno dei saggi che compongono il volume Mai più soli, il magistrato Giovanni Colangelo (già Procuratore-Capo di Napoli) fa riferimento alla frase di Nelson Mandela (Premio Nobel per la Pace nel 1993): «l’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo».

Affrontare gli usurai. A proposito d’usura, occorre tenere presente che non appartiene ai delitti strutturali di tipo mafioso: «essa, infatti, viene quantomeno a parole e secondo le regole formali delle organizzazioni mafiose, biasimata per il suo carattere particolarmente vile, anche se, in realtà, nessun mafioso ha mai in concreto rifiutato di trarne profitto», come osserva il magistrato Maurizio de Lucia (Procuratore-Capo di Messina) nel suo saggio Le tecniche di indagine nei procedimenti in materia di estorsioni e usura. Sfuggenti e inafferrabili, a tratti ambivalenti, i rapporti tra le persone che cadono nella rete usuraria e i loro carnefici corrono sul filo che scotta di prestiti e interessi che si moltiplicano a dismisura a causa di questioni patrimoniali intricate. Vittime d’usura sono persone lese nei loro diritti dagli usurai (vittima del reato è colui i cui diritti sono lesi da un’azione illecita penalmente sanzionata) e il magistrato Giovanni Colangelo fa mettere a fuoco la vulnerabilità di coloro che ricorrono a prestiti usurari: «sfornite di difesa sin dal primo approccio, perché quando si rivolgono a un usuraio, sono disposte ad accettare qualunque fatto venga loro proposto, senza alcuna possibilità di pretendere un documento che attesti la reale entità del rapporto economico»; in mancanza di prove documentali, affrontare una denuncia a loro appare «un’impresa titanica», fa notare Colangelo nel suo saggio Le associazioni a sostegno delle vittime d’estorsione e d’usura. Una volta entrate nel labirinto dei prestiti, caricati da interessi da capogiro, le persone avvertono il peso della solitudine e, spesso, non sanno come superare il senso d’impotenza. In questa disparità di posizioni, instauratasi fin dai primi prestiti, diventa decisivo il ruolo delle Associazioni ed Enti rappresentativi dei diritti e degli interessi lesi dalla condotta criminosa di usurai ed estorsori. Se il primo passo è scrollare le persone dalla paura di non farcela, il secondo consiste nel supportare giuridicamente a impostare la propria «versione dei fatti» correttamente.

Le narrazioni veicolano il coraggio delle persone che ce l’hanno fatta. Contro gli usurai e gli estorsori è possibile farcela; per chi è nella loro morsa conoscere le microstorie di coraggio può essere determinante. Dare voce alle storie di coloro che ce l’hanno fatta è il ruolo che i Media dovrebbero svolgere: «Basta con sensazionalismi e titoli che “tirano”!» si legge nell’intervento di Elisabetta Belgiorno (Commissaria Straordinaria Antiracket e Antiusura dal 20 ottobre 2012 fino al 2014 e dal 30 giugno 2014 Capo del Dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno). Importante sapere che esiste il Fondo Antiusura e Antiracket che concede contributi economici in caso di richieste estorsive e mutui senza interessi alle vittime dell’usura. Si tratta di una «procedura amministrativa che si svolge attraverso le Prefetture, nella quale alcuni pareri sono richiesti al pubblico ministero» e la disciplina del Fondo, spiega de Lucia, ha «una natura composita» in cui convergono finalità anticrimine volte a incentivare le denunce, ma anche di reintegrazione, solidarietà e assistenza delle persone offese dai reati di estorsione e usura.

Richieste estorsive: sottrarre alle Mafie il controllo del territorio. Nel quadro delle economie condizionate dalle Mafie, che si servono dello strumento dell’estorsione come controllo del territorio, la presenza delle Associazioni Antiracket diventa la chiave che apre la fiducia incrinata dalle richieste estorsive e dagli ambienti inquinati dalle Mafie. È importante avviare un altro genere di contagio, opposto e contrario alle Mafie, in grado di veicolare il valore della denuncia, come dimostra il processo agli estorsori di Capo d’Orlando in Sicilia, iniziato nel 1991, «dove per la prima volta in assoluto venne riconosciuta come parte civile l’associazione antiracket». Si tratta di una tappa storica per La Federazione Antiracket Italiana (FAI), come scrive nell’Introduzione a Mai più soli Tano Grasso. È anche grazie al suo attivismo sul campo che imprenditrici e imprenditori hanno rivisto le luci fuori dal tunnel estorsivo.

La riscossione “a tappeto”. Attraverso le estorsioni, la criminalità organizzata realizza profitti e controlla il territorio. Lo afferma, a chiare lettere, il magistrato Maurizio de Lucia il quale dà uno spaccato delle strategie estorsive, a partire dal 1993, in Sicilia, dove l’organizzazione mafiosa «ha sostituito alle consistenti richieste di pizzo per pochi grandi imprenditori la riscossione cosiddetta “a tappeto” per singole zone della città, che vede coinvolte tutte le attività economiche, anche le minori, sia pure per contributi minimi».

Frammenti di gratitudine perversa. Ci sono luoghi dove non è possibile distinguere nitidamente l’offensività delle facce che si guardano. Un esempio lampante emerge nelle pagine del saggio di Maurizio de Lucia che fa riferimento al ruolo della cosiddetta “scarica” illustrata da diversi collaboratori di giustizia, all’inizio degli anni ʼ90: siamo di fronte alla “scarica” in assenza di minacce dirette da parte di un soggetto «pronto a intervenire su richiesta dello stesso commerciante taglieggiato, in quanto persona nota nel quartiere come vicina all’ambiente mafioso, e che spesso materialmente incassa il denaro dell’estorsione per conto dell’organizzazione. Talune volte il suo ruolo è, in apparenza, addirittura svolto in favore della vittima, attraverso un’attività simulata di mediazione in ordine all’entità del pizzo». Si scivola così in una spirale di volti apparentemente amici. La riduzione della pretesa di pizzo, il cosiddetto “sconto” della somma richiesta dall’organizzazione mafiosa, non fa che cementare la soggezione alle Mafie e fa sostare in quella perversa gratitudine verso i circoli viziosi estorsivi. Ulteriori tasselli viziosi possono peraltro fare precipitare nell’offerta di «finanziare le attività economiche del negoziante con denaro “sporco” e il conseguente rischio di espropriazione dell’attività economica sana a favore dell’organizzazione mafiosa». Ciò spiega, secondo de Lucia, i casi di connivenza che portano non solo a non denunciare ma, addirittura, a negare, a estorsione scoperta. Sono la paura e l’assuefazione a pagare ad alimentare il “pizzo”.

La metafora della punta della barba del mafioso. Del resto, il “pizzo” è la forma primaria di ingerenza parassitaria nell’economia del territorio: Pietro Grasso (Presidente del Senato dal 2013 al 2018 nella XVII Legislatura; attualmente, nella XVIII Legislatura, Senatore, Membro della Commissione Giustizia e della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali e straniere; magistrato impegnato nella lotta alle Mafie dal suo primo incarico presso la Pretura di Barrafranca in provincia di Enna fino al periodo 1999-2004 come Procuratore-Capo di Palermo e Procuratore nazionale Antimafia dal 2005 al 2012) va all’origine della rappresentazione metaforica del “pizzo”: «la punta della barba che il mafioso pretende di intingere nel piatto altrui».

Francesca Melania Monizzi 

Materiali di studio

Usura e racket: come accedere al Fondo di Solidarietà: https://www.baccarato.org/2018/09/21/usura-e-racket-come-accedere-al-fondo-di-solidarieta/

Usura ed estorsioni, in evidenza: sitografia correlata: https://www.baccarato.org/2019/05/30/in-evidenza-sitografia-correlata/