Cookie Policy Usura tra ieri, oggi e domani - baccarato.org

Usura tra ieri, oggi e domani

Usura tra ieri, oggi e domani

Di Italo Santarelli si può dire che è un uomo coraggioso. E che la storia di usura che ha attraversato negli anni ʼ90 gli ha fatto sperimentare quel “coraggio della paura” che tempra e che risalta nel titolo dell’opuscolo pubblicato dall’Airp Onlus, fondata nel 1994, a Latina. Il Convegno “Usura. Ieri – Oggi – Domani” (giovedì 25 ottobre 2018, ore 9:30-13:00, Cesv, Via Liberiana 17, Roma), organizzato dall’Airp Onlus (con il Patrocinio gratuito dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio), ha creato lo spazio per rappresentare l’attività dell’Associazione Italiana Riabilitazione Protestati (nota con il suo acronimo Airp). Ma c’è stato di più. Durante la tavola rotonda si sono susseguiti gli interventi di addetti ai lavori sul passato, presente e futuro del sovraindebitamento, che può sovrastare famiglie e imprese, e sui gioghi di usurai locali. Ai rilievi critici degli esperti si sono alternate testimonianze dirette, fino alla proiezione di un toccante cortometraggio amatoriale dedicato all’esperienza di Italo Santarelli, l’imprenditore che ce l’ha fatta a uscire dal tunnel predisposto da una finanziaria locale e dal suo contorno marcio fatto di usurai. Le esperienze, si sa, non sono mai isolate, se non ci si isola. Così Italo Santarelli assieme a suo figlio Emanuele Santarelli, attuale Presidente dell’Airp, hanno dato spazio alla testimonianza dell’artista Wilma Goich che aveva attraversato una storia di usura, incominciata nel 2008, a Torino, dove si era trovata stretta tra le manovre di persone senza scrupoli, ma era riuscita a non piegarsi e a denunciare quanto stava subendo a causa di un prestito chiesto in un momento di difficoltà economica. Il termometro emotivo della dibattito dello scorso 25 ottobre è salito anche grazie alle parole dell’artista, in passato, conosciuta soprattutto per la sua voce associata al brano musicale Se stasera sono qui (composto da Mogol e Luigi Tenco, prima della morte di quest’ultimo a Sanremo nel 1967; brano rimasto inedito e successivamente lanciato dalla Casa discografica Ricordi nella versione da lei interpretata, con l’arrangiamento orchestrale di Gian Piero Reverberi e pubblicato postumo su 45 giri e 33 giri). L’artista è apparsa convinta dell’importanza di voltare pagina rispetto al dolore attraversato e di aver ritrovato la forza interiore solo dopo aver denunciato i suoi aguzzini.

Nonostante il “volto arcigno” che le burocrazie, talvolta, possono mostrare, occorre ricostruire una rete di fiducia e rivolgersi agli strumenti che esistono per far sì che diventino mezzi quotidiani per combattere usura ed estorsione e intervenire nei casi di sovraindebitamento. Durante la tavola rotonda, Gian Piero Cioffredi (Presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio) ha avviato un ragionamento ampio centrato nei territori laziali. Si tratta di intere città e quartieri controllati da clan autoctoni, come dimostrano le inchieste sul clan Spada, a Ostia, e sul clan Gambacurta, a Montespaccato (frazione di Roma che sorge tra Via Aurelia e Via Boccea, a ridosso del Grande Raccordo Anulare). Nel Lazio, la legge regionale 14/2015 prevede interventi in favore dei soggetti interessati dal sovraindebitamento o vittime di usura o di estorsione tuttavia, secondo Cioffredi, essa “non risulta abbastanza efficace”, perché le Associazioni di categoria continuano a “non costituirsi parte civile” e perché le denunce, finora, sono state poche e “persino di fronte alle evidenze delle intercettazioni, le vittime avevano negato”. Tutto ciò era emerso nei processi ai clan Gambacurta e Spada. Peraltro, ha sottolineato Cioffredi, coloro che avevano avuto il coraggio di denunciare non avevano corso rischi.

Qual è l’obiettivo da rafforzare nel Lazio? È stato l’intervento di Gian Piero Cioffredi a indicare la strada: “la legge regionale 14/2015 dovrebbe riuscire a sollevare dal carico delle intimidazioni e dal tunnel della solitudine” chi è sovraindebidato, attraverso la rete di una serie di Comuni coinvolti e di Associazioni iscritte negli Albi prefettizi. Se il contrasto tra dover essere e stato dei fatti accaduti nel Lazio fa sperare nell’efficacia e rapidità di reti formali e informali nei territori e in un lessico vicino alle persone e alle imprese (frutto di azioni comuni ad Associazioni e Istituzioni), è fondamentale aprire le finestre di certi uffici.

Dove l’aria è viziata, insomma, non si può e non si deve tacere. E così il Presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio ha fatto emergere una tela avvilente: l’usura tiene sotto schiaffo i territori laziali e diventa il “bancomat della criminalità organizzata”, in una spirale invischiante che, a volte, sa in che modo tentare addirittura “le vittime che si arrendono e finiscono per accettare il ruolo, tirato a lucido, di teste di legno, che fanno da “prestanome di imprenditori locali poco puliti”, come ha evidenziato Cioffredi. A questa fotografia sudicia dei territori laziali, talvolta, si aggiunge il collegamento a insospettabili contesti. Infatti, a volte, funzionari o direttori compiacenti danno gli “elenchi di coloro che non ricevono prestiti in banca perché sovraesposti finanziariamente”. Non si tratta di un mero vulnus della riservatezza personale e imprenditoriale: è chiaro che far uscire i nomi e i cognomi dei sovraindebitati fuori dalle filiali equivale a suggerire a finanziarie locali, per niente nitide, che quelle persone sono pronte a cadere nei loro labirinti (a meno che non abbiano una rete familiare e amicale solida).                                                                                                                                                                                                                                                             Che fare quando si è sovraindebitati, quando le rate della nuova lavatrice, dell’automobile e dell’aspirapolvere fanno sì che gli stipendi e le pensioni finiscano prima di arrivare alla fine del mese? L’esperienza di Rino Tarelli (Presidente del Fondo ex art. 15 della legge 108/1996 Adiconsum) ha portato a parlare in parole semplici di come si possa entrare e uscire dalle difficoltà causate dal sovraindebitamento familiare quotidiano. Spesso, sono “i fatti imprevisti” (perdita del posto di lavoro; malattie; separazioni e divorzi) a sovraesporre economicamente molte famiglie e per uscire dal sovraindebitamento, ha spiegato Tarelli, almeno uno dei componenti di una famiglia deve avere un lavoro stabile. Insomma, il prestito che si ottiene va restituito, sulla base del reddito dichiarato. Infatti, l’Adiconsum si attiva di fronte a uno stato di bisogno effettivo dei richiedenti, alla loro capacità di rimborso e nella prospettiva fondata di sottrarre le famiglie all’usura e reinserirle in una dinamica sociale positiva fondata sulla responsabilità. In vista di un’ulteriore riflessione, quest’impianto di solidarietà non presenta spiragli per accogliere chi appartiene ai circuiti del lavoro nero. Il peso delle crisi imprenditoriali non coincide completamente con il disagio quotidiano delle persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese.

Che dire quando ci si allontana dai sovraindebitamenti delle persone e ci si pone di fronte alle crisi delle imprese? In proposito, Salvatore Taverna (Dipartimento Europeo Ucee per la crisi d’impresa) ha cercato di fare chiarezza attraverso il richiamo al principio della “meritevolezza” che si pone alla base della alla “legge 3/2012, Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento, con riferimento al piano del consumatore, all’accordo di composizione della crisi e al piano di liquidazione”; infine, ha rinviato a tre parole chiave: composizione della crisi da sovraindebitamento, usura, estorsione e ha invitato i non addetti ai lavori a distinguere concettualmente la legislazione fallimentare dal sovraindebitamento (che interessa soggetti beneficiari al di sotto della soglia dell’imprenditorialità).

Come in uno scorrere di porte opposte, che chiudono le perdite e si proiettano verso nuove ipotesi, il ConvegnoUsura. Ieri – Oggi – Domani” ha dato spazio al Microcredito. Si tratta di uno strumento che offre percorsi di consulenza-tutoraggio per sviluppare la propria idea imprenditoriale, come è stato spiegato da Giuseppe Goduto (Operatore dell’Ente Nazionale per il Microcredito).

A proposito di imprese che nascono e che, a un certo punto, possono entrare in sofferenza debitoria, sono molte le domande che affiorano e le letture critiche degli addetti ai lavori da approfondire. Sul crinale dell’accesso ai mutui, restano una serie di interrogativi aperti (cosa s’intende per mutuo usurario e per commissione di massimo scoperto). Interrogativi da ampliare in dibatti aperti a confronti che possano trovare soluzioni giuste, in modo da valutare e ponderare e non soltanto reagire a situazioni soverchianti che fanno i conti con territori inquinati dalle mafie e, nondimeno, con l’asfissia propria di ambienti asettici che rispondono più a logiche sistemiche che a garantire persone e imprese. Ed è pur vero che non esistono “soluzioni preconfezionate”, come ha osservato Dario Carta (dottore commercialista e revisore contabile) che segue con passione umana e professionale l’Airp.

Le realtà locali esprimono bisogni da considerare. E ci sarebbero ulteriori interrogativi tecnici da porre, ma soprattutto c’è la necessità di “fare rete” nei territori, ha affermato Gianni Capuzzi (Vice Prefetto Ordine e Sicurezza), il quale ha lasciato emergere le ombre che si addensano attorno alla “prova dell’usura” e alla “quantificazione del danno”. Si tratta di nodi tecnici e umani da sciogliere che restano aperti e che invitano a valorizzare studi, confronti e azioni politiche nei territori, anche grazie agli input che hanno punteggiato una intera mattinata ricca di immagini, sentimenti e ragioni per andare avanti che l’Airp ha saputo intrecciare.

Francesca Melania Monizzi